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| Adocchiato in Zona Stazione Centrale |
sabato 13 ottobre 2012
sabato 6 ottobre 2012
Non sorridiamo alla vita: mettiamole un filo di rossetto!
Essere ottimisti.
Protendersi al meglio.
(Stra)Volgere il negativo al positivo.
Un po’ come trasformare Le avventure di Pinocchio o quelle di Pollicino nelle Avventure di Pisìcchio e di Pollicisì. Per non parlare di una raccolta di novelle orientali che si trasformerebbe in Le Mille e una Sìtte.
Protendersi al meglio.
(Stra)Volgere il negativo al positivo.
Un po’ come trasformare Le avventure di Pinocchio o quelle di Pollicino nelle Avventure di Pisìcchio e di Pollicisì. Per non parlare di una raccolta di novelle orientali che si trasformerebbe in Le Mille e una Sìtte.
Perché snaturare costantemente l’essenza delle cose?
Non è forse meglio guardare in faccia le brutture dell’esistenza e dirle: «Senti cara, forse è il caso che ti dai una pinzettata alle sopracciglia?».
Un po’ di make up ben fatto è meglio che girare la faccia
dall’altra parte e fare finta che vada tutto benessimo: «Sei bellissima anche
così».
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| ©B. Lacombe (Fatevi un giro sul suo sito!) |
Comunque continua a riempirmi di genuina felicità girovagare
nella sezione ragazzi delle librerie.
In particolare sfogliare la sezione degli illustrati come Le quattro stagioni di bosco di Rovo e i libri di Benjamin Lacombe, che forse prima o poi mi comprerò.
In particolare sfogliare la sezione degli illustrati come Le quattro stagioni di bosco di Rovo e i libri di Benjamin Lacombe, che forse prima o poi mi comprerò.
Ieri, ho visto esposto in vetrina un nuovo romanzo di
Gaetano Cappelli che si intitola Romanzo irresistibile della mia vita vera
raccontata fin quasi negli ultimi e più straordinari sviluppi.
E mi sono resa conto che sto invecchiando, perché ho
rinunciato all’acquisto di impulso ( e se magari fosse una sòla da 16 Euro? )
. Forse è la saggezza dell’esperienza o
forse la crisi che spinge ad avere cautela nei consumi (mai comprare un libro
se non ha una media di recensioni positive da 4 stelline su Anobii).
Però il mio cinismo mi fa pensare.
Se uno non si abbandona con fiducia tra le pagine del nuovo libro del suo scrittore preferito, che cosa resta?
C’è stato anche un altro pensiero la cui formulazione mi ha sorpresa.
Baci a colazione di Cappelli è uscito sotto Natale dell’anno scorso.
E che capolavoro può tirare fuori dal suo sia pure mirabolante e cervellotico estro in una decina di mesi?
Nell’attesa di entusiasmanti recensioni, signori, io diffido.
Trepidante, perché non vedo l’ora di essere smentita.
sabato 29 settembre 2012
L'audacia è la virtù dei colti?
Tra poce ore mi aspetta la Infinite Summer Night.
Entro 21 corrente mese avrei dovuto finire Infinite Jest, ma
l’ho abbandonato a metà, per la sua
natura di amplificatore di disagio. Quest’estate ne ho avuto troppe rigorose e
pindariche stati di malessere per accollarmi anche quelli dei personaggi.
Ebbene sì, ho gettato la spugna ma devo comunque finirlo se voglio scrivere l’articolo su Boo Incandenza per la rubrica su Letteratura & Disabilità che La Vegana mi ha proposto di tenere su Finzioni.
Ecco, Incandenza sarebbe senza dubbio un punto fermo, probabilmente di arrivo.
Poi sicuramente i personaggi di Irvine Welsh, magari per iniziare.
Ebbene sì, ho gettato la spugna ma devo comunque finirlo se voglio scrivere l’articolo su Boo Incandenza per la rubrica su Letteratura & Disabilità che La Vegana mi ha proposto di tenere su Finzioni.
Ecco, Incandenza sarebbe senza dubbio un punto fermo, probabilmente di arrivo.
Poi sicuramente i personaggi di Irvine Welsh, magari per iniziare.
Anche Busi va sviscerato a dovere: in Vita standard di un venditore provvisorio di collant fanno capolino
i personaggi della poliomielitica Santina Tartaglione e tutta l’intricatissima
vicenda di Georgina Washington.
Se ne scrivo, si impone un’impegnativa opera di rilettura.
Se ne scrivo, si impone un’impegnativa opera di rilettura.
Poi mi viene in mente che tanti anni fa ho letto pure Achille piè veloce di Benni che, mi
ricordo, grondava di feroce malinconia.
Ma in mezzo c’ è un abisso di dubbi.
Solo Letteratura con la
L maiuscola o anche narrativa di consumo?
Non ho mai letto i libri che hanno ispirato dei bei film come lo Scafandro e la Farfalla o Quasi amici – che ho visto la scorsa settimana e che mi ha fatto ridere tantissimo .
Non ho mai letto i libri che hanno ispirato dei bei film come lo Scafandro e la Farfalla o Quasi amici – che ho visto la scorsa settimana e che mi ha fatto ridere tantissimo .
Poi ci sono i 2 bestsellers italiani freschi freschi: Zigulì e Se ti abbraccio non avere paura.
L’editoria pullula di pubblicazioni di handicappati, che sono forti ed emotivamente coinvolgenti, poiché la materia è sempre un argomento bello peso.Ma basta il valore di testimonianza ( «Ho molto sofferto e quindi ho il diritto di parlare» Artaud©) a dare qualità letteraria – estetica oltre che etica - alla faccenda ?
Chi mi legge sa che è dal 2003 che snervo su questo punto.
Parlarne, come parlarne?
Temo l’epic fail,
e su un tema così delicato il rischio è sempre che l’epic si trasformi in pathetic.
A proposito di vicissitudini letterarie e scivolamenti
dall’epico al patetico sto leggendo Il
bottone di Puškin di Serena Vitale, una di quelle ricostruzioni storiche
così avvincenti da sembrare un romanzo.
Sapevo che il poeta era morto in un duello, sapevo anche che
il movente era la gelosia, ma dietro si nasconde una figura molto più complessa
di un semplice triangolo amoroso, una mostruosità sentimentale che lascia
davvero esterrefatti: un bel cavaliere francese fa la corte alla bellissima e
ingenua moglie del poeta – che forse – contemporaneamente se la fa con una
delle due cognate e concede l’altra in sposa al francese, che ci ha provato con
la consorte.
Come se non bastasse, lo sposo ha un legame ambiguo con il
padre adottivo che però si presta a fare da intermediario tra il figlio e la Puškina.
Chissà se Puškin avrebbe voluto che tutto ciò venisse tramandato ai posteri? Pare che sulle ragioni del duello la critica russa ci sia spaccata la testa. Ma oltre a questo il libro ha il merito di raccontare in modo davvero suggestivo la personalità dello scrittore russo, emotivo, impulsivo e capace di rotolare giù dalle vette del sublime agli abissi della paranoia in tempo record.
Chissà se Puškin avrebbe voluto che tutto ciò venisse tramandato ai posteri? Pare che sulle ragioni del duello la critica russa ci sia spaccata la testa. Ma oltre a questo il libro ha il merito di raccontare in modo davvero suggestivo la personalità dello scrittore russo, emotivo, impulsivo e capace di rotolare giù dalle vette del sublime agli abissi della paranoia in tempo record.
sabato 22 settembre 2012
Tira più un pelo di fiX@ che una valanga di Seo
In questi giorni sto dando un’occhiata a Le nuove professioni del Web di Giulio Xhaet.
Dopo un anno di lontananza dalle dinamiche della rete mi sono messa in testa di ricominciare a studiare teorie & tecniche della comunicazione online.
Dopo un anno di lontananza dalle dinamiche della rete mi sono messa in testa di ricominciare a studiare teorie & tecniche della comunicazione online.
Con un occhio al Seo che credo sia la mia grande lacuna.
Ne parlavo anche ieri con La Vegana.
Vorrei posizionare meglio Categorie Protette, ma più che il posizionamento a me elettrizzano i contenuti.
Ne parlavo anche ieri con La Vegana.
Vorrei posizionare meglio Categorie Protette, ma più che il posizionamento a me elettrizzano i contenuti.
E quello che la gente cerca online è sempre quello.
Quindi, vediamo se in seguito a questa storiella gli accessi
aumentano.
Il signor cazzo era
una creatura tenera e sensibile, ma la sua radice morbida era nascosta da un
fitto strato di peluria che celava alla vista la sua anima morbida.
Anche la signorina vagina
aveva i suoi problemi. Anche lei era di indole delicata. Al punto che era
solita tossicchiare sangue come l’eroina tisica di un melodramma dell’800.
Era di natura timida e umorale per cui queste secrezioni le causavano frequentemente imbarazzo, un po’ come i peli che la ricoprivano e per indispettirla le tiravano il clitoride e la apostrofavano con un volgarissimo: «figa» che la irritava tutta: allora si affettava in farmacia a comprare un tubetto di lenitiva.
Era di natura timida e umorale per cui queste secrezioni le causavano frequentemente imbarazzo, un po’ come i peli che la ricoprivano e per indispettirla le tiravano il clitoride e la apostrofavano con un volgarissimo: «figa» che la irritava tutta: allora si affettava in farmacia a comprare un tubetto di lenitiva.
Applicarla le causava un po’ di bruciore: «Gino-Canesten!»
mormorava allora tra i denti stringendo
le grandi labbra.
Naturalmente il signor cazzo e la signorina si incontrarono.
Lui la invitò al pub(e) in stile irlandese per un boccale di sborra e lei accettò sia pure un poco esitante.
Ma alla fine un po’ alticcia e bagnata finì per confidargli tutte le sue secrezioni.
E vissero così felici e copulanti.
Nelle faccende domestiche, la scopata serale al pavimento la davano sempre insieme.
Lui la invitò al pub(e) in stile irlandese per un boccale di sborra e lei accettò sia pure un poco esitante.
Ma alla fine un po’ alticcia e bagnata finì per confidargli tutte le sue secrezioni.
E vissero così felici e copulanti.
Nelle faccende domestiche, la scopata serale al pavimento la davano sempre insieme.
domenica 16 settembre 2012
Povero Dante, ti regalerei un buono Feltrinelli....
L’Alighieri – fa notare – Marco Santagata in Dante, il romanzo della sua vita, probabilmente non ha mai comprato un libro in vita sua. Perché nel Medioevo i volumi costavano un occhio della testa e lui era abitualmente in precarie situazioni finanziarie.
E’ un’osservazione che mi tormenta da giorni.
Vi pare giusto?
Invece l’infinitamente più mediocre sottoscritta ha il mono straripante di libri e – addirittura – riceve inviti per presentare il suo Voragine forever in una scuola superiore.
(Non credo che a Dante sia mai successo).
Minimizzo perché un po’ mi imbarazza ma in realtà la proposta mi ha entusiasmata.
Si tratta della possibilità di fare quattro chiacchiere con dei ragazzi che studiano per lavorare in ambito socio educativo.
La proposta è partita da una loro insegnante (!) che ha letto il libro e ne ha parlato a un’amica che aveva organizzato una presentazione nel lontano 2007 e che mi ha contattata per inoltrarmi quest’idea.
Di solito le presentazioni mi gettano nel panico e all’epoca ho sempre cercato di evitarle.
Ma questa volta è diverso, sono stranamente entusiasta.
Sarà la possibilità dopo 10 anni di mettere piede – su invito – di un posto che a suo tempo mi ha sempre presa malissimo…
Yeah-yeah, la teenager che è in me – cari miei – pregusta l’evento e gongola.
Nella bella mail che Silvia mi ha scritto conclude con (lei l’ha scritto in un gioioso maiuscolo): “Perché malgrado tutto è amore… Anche per la cultura che tu ci regali!”.
La prima parte della frase mi ha commosso.
La seconda invece mi ha lasciata un po’ sorpresa, con quel mitragliamento di k che ho messo in V.F. e che con la consapevolezza dei miei 29 anni sento (era ora!) di dover giustificare.
Come ha suggerito il mio amico Roberto invece che Jack Frusciante è uscito dal gruppo potrei citare come padri nobili della scelta stilistica addirittura “Sao ko kelle terre”…
Certo che se a alimentare gli appetiti culturali delle persone ci deve essere una volenterosa ma sprovveduta ventenne in trauma postoperatorio come ero io all’epoca, allora il panorama italiano intellettuale attuale, capace di parlare davvero alle persone non è un gran bel vedere…(a parte Aldo Busi, naturalmente!)
domenica 9 settembre 2012
Appesi a un paio di cuffie
I miei 2 ultimi giorni di ferie sono stati turbati da questa
storia che mi ha raccontato un operatore telefonico di mia conoscenza.
Questo call man lavora a progetto per una di quelle società
a cui le grandi compagnie telefoniche appaltano la vendita dei loro pacchetti.
È un lavoro duro, sfiancante a volte ( riuscite a immaginare le tonnellate di
insulti che costoro si beccano ogni dì?).
Se si riesce a stabilire un numero prefissato di contatti si
guadagnano 400 Euro, fissando un certo numero di appuntamenti con potenziali
clienti invece si può arrivare a 600 euro al mese, ma è veramente difficile
riuscire a varcare la fatidica soglia.
E arrivati a fine mese non resta che aspettare che l’azienda
paghi, aspettare pazientemente.
Ma anche quest’attesa pare che possa rivelarsi estenuante.
Perché il versamento del bonifico può venire posticipato
anche di settimane rispetto alla data prevista.
E i responsabili non si fanno vedere.
E allora accadono cose incredibili.
Di questi tempi pur di lavorare uno accetta qualsiasi cosa. È proprio l’accettazione consapevole dello sfruttamento che – dovrebbe – mettere al riparo una persona almeno dal rischio di ritrovarsi a chiedere l’elemosina.
Di questi tempi pur di lavorare uno accetta qualsiasi cosa. È proprio l’accettazione consapevole dello sfruttamento che – dovrebbe – mettere al riparo una persona almeno dal rischio di ritrovarsi a chiedere l’elemosina.
Ma questo anonimo call man mi ha raccontato che l’altro
giorno, mentre gli operatori – gettate
le cuffie all’aria e tumultuando per il mancato versamento dello stipendio – ha
visto avvicinarsi una loro collega con un cestino. Alcuni si avvicinavano e vi
deponevano del denaro.
Incuriosito, quando lei gli si avvicina le chiede: «Per cosa
stai raccogliendo quei soldi?».
Una raccolta fondi per
finanziare la protesta?
«Ho due figli» è la stupefacente e quieta risposta di lei.
Ah, una raccolta per
presi per i fondelli.
Un povero stronzo si sottomette consapevolmente allo
sfruttamento, consapevole che un lavoro sottopagato è uno degli ultimi baluardi
contro l’imbarazzo di dipendere dai parenti.
Ma so lo stipendio non arriva e se dopo la fatica si deve
scendere a patti anche con l’umiliazione di chiedere l’elemosina ai colleghi,
allora qualcuno mi sa dire che senso ha
tutto questo?
mercoledì 5 settembre 2012
La granita è finita
Per prima cosa fatemi dire che il vantaggio di non andare in
vacanza è che non si subisce lo stress da rientro.
Erano anni che non viaggiavo. Per cui il ritorno dalle ferie
in Sicilia è stato un mezzo trauma.
Invece l’ingresso ufficiale nella famiglia di Marchionnolo è
stato un mezzo trionfo, coronato dall’ sms del cugino Gae che gli faceva i
complimenti (!) per la sottoscritta.
Questi siculi saranno anche flemmatici ma non c’è n’è uno che si permetta di mancarti di rispetto perché sei handicappato ( Terronia Padania: 1-0)
Questi siculi saranno anche flemmatici ma non c’è n’è uno che si permetta di mancarti di rispetto perché sei handicappato ( Terronia Padania: 1-0)
La provincia di Messina è tutto un rigoglio di fichi d’India,
palme e cannoli alla ricotta.
E dal balcone della casa di Marco si vede il mare che non è il colore verde che conoscevo ma proprio trasparente e – in certi tratti di costa addirittura blu -.
E dal balcone della casa di Marco si vede il mare che non è il colore verde che conoscevo ma proprio trasparente e – in certi tratti di costa addirittura blu -.
Per lenire la malinconia della routine mi sono ingozzata di
cioccolata di Modica e sto leggendo una biografia
a fumetti di Hokusai così mi sembra almeno di continuare a vedere cose
nuove.
Sono sempre più convinta che sia necessario rimettersi a scrivere seriamente, con tutti questi santoni della letteratura e dell’esistenza che ci sono in circolazione: non li posso più sentire (ora non è che io sia un genio ma di sicuro non sono peggiore di te).
L’unica cosa che vorrei ascoltare è il rumore delle onde e ciao. Credo che mi iscriverò in piscina anche se non credo che sarà come andare al mare. Ma contro il logorio della vita di merda bisogna tirare su le barricate altrimenti ha vinto lei.
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