sabato 20 aprile 2013

Yoyo per il Quirinale!


Per un attimo ho pensato che l'elezione di Romano Prodi a presidente della Rebubblica sarebbe stata meglio anche dell'ascesa al Quirinale dell'intera famiglia Barbapà.
Sconfitta alle poltiche, cerca la rivalsa?
Ma chi è la macchiavellica Peppa Pig,  ancora piccata dalla sconfitta di febbraio, che trama nell'ombra per impedire la nomina di un presidente?

A questo punto se fossi in parlamento inserirei nell'urna il nome del Postino Pat che,affidabile e sorridente, ha un potere di coesione anche più efficace della Cancellieri. Marino, ahilui, era più insipido di un Noddy qualunque e non capisco come al partito democratico sia venuto in mente di candidarlo.

(Unica nota seria del post: che c'è di sbagliato in Stefano Rodotà, deciso e brillante come i Pinguini del Madagascar? Ah già, non lo passa la RAI).

In America hanno Obama, Elmo e il carisma dell'intera coalizione di Sesame Street, nell'Italia sempre più cucciolotta ci teniamo quei freakkettoni di Casa Lallo. Per capire cosa dicono i dirigenti di una fetta del capriccioso centrosinistra, servono i sottotili, come per Pingu.

sabato 13 aprile 2013

Categorie protette di tutto il mondo leggetelo, I maestri di tuina di Bi Feiyu



Mi sono messa a leggere I maestri di tuina perché in preda alla mangafilia avevo voglia di proseguire il mio filone di letture orientali anche nell’ambito della narrativa. E la Cina è vicina. Mica solo al Giappone, tra l’altro.
Sto leggendo molto, molto lentamente, centellinando le pagine, perché si tratta di un romanzo ambizioso e pieno di riflessioni sul linguaggio  e sulla percezione del mondo, che però aspira anche ad essere un ritratto fedele della Cina contemporanea.
Ma la cosa che mi ha lasciato esterrefatta è che il signor Bi Feiyu ha scritto un grandissimo romanzo sulla disabilità. Da quel che ho capito in Cina diventare massaggiatore è quasi una strada obbligata per i ciechi. Un po’ come il ruolo impiegatizio per le categorie protette nostrane.

In Cina, chi non ci vede mette a frutto la propria sensibilità tattile e diventa massaggiatore. Succede anche da noi che i non vedenti sviluppino le proprie skill in questa direzione (il caso più famoso è quello di Aleandro Baldi), ma nella Repubblica Popolare questa sembra essere una strada obbligata o, se preferite, un vicolo cieco.
La storia si sviluppa intorno alle vite di un gruppo di massaggiatori, le loro storie, il loro passato, i loro sogni. In qualche modo si tratta di un romanzo corale sull’handicap come non mi era mai capitato di leggerne.

Mi sono chiesta se l’autore avesse fatto esperienza diretta o ravvicinata di qualche forma di handicap perché riesce a dar voce a tutta una serie di forme mentali, modi di vedere la vita, angosce con una limpidezza che non avevo mai trovato da nessuna parte. 

Bi Feiyu o è handicappato o è un genio.

Preciso e impeccabile, come quando spiega le differenze che dividono chi è nato cieco da chi lo è diventato.
«Una differenza abissale come tra cielo e terra», la drastica cesura che chi è nato handicappato ha avuto la fortuna di non provare. Io stessa ho sempre un po’ di timore a rapportarmi con persone che sono diventate disabili, ho sempre paura di ferire la loro sensibilità o di non usare abbastanza delicatezza considerando che oltre l’handicap devono gestire anche il peso dei ricordi di una vita sana, che immagino sia schiacciante.
Poi, mi sta divertendo moltissimo accorgermi che i pregiudizi  e i luoghi comuni siano identici ovunque, anche in posti esotici dell’Asia.

«- Autosufficienza –: che parola assurda, arrogante, altezzosa! Ma sempre a quella si riferiscono le persone – normali -, quando parlano degli handicappati che chiamano – normali - gli altri. Questi ultimi in realtà normali non sono se, professori o funzionari  amministrativi che siano, non raccomandano altro ai,disabili, che di raggiungere l’autosufficienza. Un  bell’autocompiacimento. Come se solo ai disabili toccasse rendersi autosufficienti, come se agli altri la roba da mangiare piovesse direttamente in bocca . Come se ai disabili bastasse non morire di fame e di freddo e la cosa finisse lì! Altro che autosufficienza! Le persone normali non capiranno mai che motore potente si celi nel cuore di un cieco». (p 50).

Sha Fuming che nella sua smania di riscatto si  distrugge schiena  fegato e le mani rovinate della dolce Xiao Kong sono prezzo inevitabile per non correre il rischio di essere additati a privilegiati, attributo che è il più grande timore di un disabile ovunque nel vasto mondo.
Quando Xiao Kong si reca a casa dei genitori del suo fidanzato, il dottor Wang, il fratello di lui  prende puntualmente a recarsi alla tavola paterna insieme alla moglie « convinti che lui e Xiao Kong mangiassero a sbafo a casa dei genitori, i due non tolleravano di essere esclusi al diritto al pasto gratis (p.42)».

Insomma tutto il mondo sembra paese (il nostro, ahimé). Anche se in realtà spero di no. Una categoria protetta che conosco s’è stufata dell’italico stato di cose e ha deciso di andarsene un paio  di mesi in Inghilterra a cercare lavoro. Pare che lassù al nord basta che tu sappia fare qualcosa bene, puoi anche avere due teste e la pelle verde a pois, ai datori di lavoro frega ‘ncazzo. Spero che non sia solo una bella favola, con tutto il cuore: in culo alla spasticità, sorella!


mercoledì 3 aprile 2013

Buonanotte, Punpun! - Un manga malinconico e splendido




 « Senti Punpun... Penso che nella vita di una persona esista un tipo di tristezza che nessuno altro può consolare o cancellare. Per quanto le persone si vogliano bene o si feriscano non riescono mai a capirsi fino in fondo»
Ieri, come i più sagaci tra i miei 2,5 lettori avranno certamente intuito, ho finito il secondo volume di Buonanotte ,Punpun, che trovo sempre più bello,dolente e delicato come lo sono i pesieri di un bambino sensibile.


Nelle tavole di Inio Asano c'è tutto il mondo di un bimbo di 7-8  anni con le sue angosce, gli interrogativi e i batticuori. Quelli che tutti non crediamo di aver provato per la prima volta da adolescenti senza ricordare di averli sperimentati già molto prima.Come ad esempio le Grandi Domande della Nostra Piccola Esistenza.

Nei pensieri del pulcino Punpun, Dio ha l'aspetto di un geek  molto cool,  mentre agli occhi di un suo amico il divino assume le sembianze di un curioso dio Cacca.
Anche i sentimenti hanno quel tocco di surrealismo e ansia che hanno solo le emozioni dei ragazzini. La piccola Aiko suscita in Punpun un miscuglio di attrazione, affetto e terrore (teme di essere ucciso dalla bambina) che è reso splendidamente dal punto di vista grafico. I disegni di InioAsano sono inondati di luce. La luminosità crea un potente contrasto con le atmosfere cupe e folli - vagamente deformanti - del fumetto. L'aspetto delirante del manga è incarnato da tutti i personaggi, ma su tutti spicca il bipolarissimo e super isterico maestro di scuola, che riporta alla mente di chi legg un collage del peggio degli insegnanti che hanno accompagnato la vostra infanzia.

Dopo essere rimasta tanto colpita dal manga, naturalmente ho fatto una ricerchina sul mangaka, Inio Asano, ma non ho ancora scoperto molto se non che l'artista ha intenzione di cambiare sesso.
Io però sarei più interessata a questioni come l'ispirazione, lo stile e gli autori di riferimento... (update: alla fine ho trovato questo).
Perché, sul serio, fumettisticamente parlando, non ho mai letto niente del genere.


Asano ha lo stesso intimismo di un Craig Thompson o di un Gipi con in più un tratto strabiliante. E dà voce e corpo ai pensieri dei più piccoli ( tipo l'onnipresente ossessione del puorno) assumendone il punto di vista con una naturalezza  che mi ha ricordatol'Ammaniti di Ti prendo e ti porto via.
Asano, attraverso i pensieri di un bambino, con i suoi disegni e le sue parole, riesce ad abbracciare l'intero universo.

martedì 26 marzo 2013

Pop kiss your soul



Sto sguazzando nella più sgargiante cultura pop: dalla nuova stagione di Masterchef alla narrativa americana contemporanea, passando per i blog dell'Antro Atomico, di Diegozilla e Dalla Parte di Asso, alla cui lettura sono stata introdotta da Nerdarco (ovvero da quel nerd di Marco).
Poi ci sono i film di Kevin Smith: Clerks II e Zack & Miri, che mi trascinano in un vortice di romanticismo indie.
Ma da un paio di settimane a questa parte è sopratutto la lettura dei manga ad assorbirmi.

In preda alla giappofilia più sfrenata sto leggendo infatti: Ooku, le stanze proibite, di Yoshinaga Fumi, Supplement,di Mari Okazaki e Buonanotte Punpun, di Inio Asano. Tutti nomi di gente che fino poco tempo fa erano illustri sconosciuti nipponici,eh.

Tutte quei titoli lì sopra sono opere decisamente differenti tra loro e distanti migliaia di chilometri per stili e tematiche. 

Ooku è una torbida e sensuale ucronia ambientata nel Seicento  in cui sono le donne a dirigere la vita giapponese, dopo che la popolazione maschile è stata decimata da una forma di vaiolo che colpisce esclusivamente i giovani uomini.
Supplement, invece è incentrato sulla vita di una creativa in carriera, che dopo essere stata piantata dal suo fidanzato si accorge che tutta la sua vita ruota intorno all'ufficio, dunque un racconto sulla crisi di mezza giovinezza (come non identificarsi?).
Infine Buonanotte Punpun rappresenta l'universo interiore di un bimbo,gorgogliante di sensibilità e terrore, che  ha uno stile semplicemente stupefacente;  mi verrebbe da scrivere fluorescente se non che le tavole sono in bianco e nero.

Immersa nel vortice della serialità nipponica non mi curo né del baccano di Grillo (anche se non posso non segnalare questo), né degli equilibrismi del povero Pierluigi  Tiro- Al-Bersani e sopratutto cerco di non pensare alle lacrime che mi è capitato di vedere sulla faccia di una persona che ha deciso di licenziarsi in tronco. Tutti 'sti siti, cinemini e fumetti sono una forma di oblio troppo cool, intelligenti e dolcemente ottundenti  per non lasciarsi tentare. Che ci sia cascata pure la sinistra italiana, che è un po' che non la si sente?



martedì 19 marzo 2013

Un applauso a quella Spiotta di Dana!



Ero sotto il piumone del divano letto a leggere Versioni di me, mentre Marco è andato ad aiutare un suo amico fraterno a traslocare nella sua nuova casa e tra una riga e l’altra non smettevo di ruminare sul fatto che io non ce li ho, gli amici fraterni, al massimo amici o conoscenti zieschi, tranne forse un paio di persone. Insomma ero lì che rimuginavo sulle solite paranoie degli ultimi 2 mesi quando il ritmo del libro ha iniziato a prendermi, complice anche una frasetta spuntata a pag 17.
«Perché lo sappiamo i ricordi accettano fin troppo facilmente la corruzione dei rimpianti»  Sarà stata la cadenza della prosa delle prime pagine, molto istantanea e diretta, un po’ rocchenrò.
Boh.
Fatto sta che per la prima volta in 29 anni qualcosa che ho letto mi ha riportato a qualcosa che ho – o che mi sembra di aver – scritto io.
«Ogni parola che ho scritto è stata un giro di basso che non ho potuto suonare». E mi è sembrato che suonasse benissimo.
Semplice, dritta e immediata come una canzone degli Zen Cirus.
77 caratteri di cui andare davvero orgogliosi, mica come certe attività ottundenti che valgono una pacca sulla spalla con tanto di: «Dovresti esserne fiera» squittito in sottofondo e fanno venire voglia di andare a fare incetta di trappole per topi e roditori dalla lingua biforcuta.
Comunque, queste righe per ricordarmi quanto quanto mi piaccia anche la scrittura più contemporanea e immediata. Dico sempre che sarebbe bello scrivere con una prosa corposa come quella che mi piace leggere – tipo Balzac oSinger – però anche questo sound così pieno di rock  e di coinvolgimento da  XXI secolo non è affatto male.

mercoledì 13 marzo 2013

Pioggia fredda e dolci da forno

Marchionnolo, risucchiato dalla corrente della disoccupazione - uno tsunami a sentir l'ISTAT -, spedisce curriculum a raffica e percorre la città  in lungo e in largo da un luogo di colloquio all'altro , e per fortuna che c'è Google maps che come il metano dà una mano e indica le sedi dei potenziali luoghi di lavoro: da raggiungere anche nei giorni di maltempo, bagnati di pioggia ma asciugati da una tiepida speranza di impiego.

Alle prime gocce di pioggia spuntano venditori di ombrelli a ogni angolo della strada: chissà da dove saltano fuori? È uno dei grandi misteri di Milano: un po' come gli alani che escono a passeggio dai monolocali.

A essere operatori d call center oggi,  se ne sentono davvero di esilaranti: proposte di lavoro full time con paghe improbabilu, tipo un rimborso spese di 300 € ( info su eventuali provvigioni risultano non pervenute).
Colloqui in appartamenti squallidi, tenuti da individui loschi e fumosi che sembrano appena spuntati dal baricentro della Triade Cinese così inquietanti che una ragazza - mi ha riportato - appena seduta per il colloquo si è alzata in piedi di scatto e ha detto che non era più disponibile. Bersani aiutaci tu!
Ma è proprio in questi frangenti di perplessità  che si riscoprono i piaceri un po' punk del do it yourself come quello della torta di mele , sfornata tra l'invio di una partita di cv e l'altra.


« 'More, perché non diventi uno spacciatore di dessert, un edulcotrafficante?»
Zucchero, profumo di cannella e qualcuno che in un appartamento qui vicino sta ascoltando Anima fragile di Vasco Rossi, che doveva esser morto ma che invece è ancora vivo, suono che conclude questo flusso di coscienza come il suono di un ombrello che si chiude.

martedì 5 marzo 2013

A furor di popolo: dopo l'M5S è il momento delle SdP



Marcazzolo sostiene che i blog soffrono della sindrome di Pollyanna. Sempre lì con uno sguardo sognante alla Amélie Poulaine a incantarsi per le piccole meraviglie della vita, quelle che nella routine quotidiana sfuggono, o si ignorano a bella posta, del tipo:

«Toc Toc»
«Chi é?»
«Sono una minuscola meraviglia della vita: guardami»
« Sarai mica un servizio in abbonamento? Ma vaffanculo và...».

Perché  - è un topos del genere bloggico - l'ottimismo o una timida speranza devono sempre far capolino alla fine del post, altrimenti passi per un obsoleto depresso anni '90 come Kurt Cobain, o Marco Masini. Oggi però complici un astigmatismo fresco di rilevazione ottica e i brutti morsi della solita contrattura al collo, vederla particolarmente cupa mi sembra decisamente invitante, considerato che il nero sta bene con tutto.

Qualcuno mi sa spiegare come mai le meraviglie della vita sono sempre piccolissime e impalbabili, mentre il dolore della vita è sempre netto e tangibile come un ariete di sfondamento su per il fondoschiena?
Forse alcuni di noi soffrono della Sindrome del Poliano: ti prendi su così tante inculate che un orifizio solo non basta.

Mentre attendiamo fiduciosi  (Pollyannaism never dies!) una voce di Wikipedia su questa nuova  SdP, vado a sparami una dose di Tachipirina così forse riesco a leggere e/o a dare un baciottolo a Marco senza che la mia colonna vertebrale si produca in inquietanti e gotici scricchiolii alla Edgar Allan Poe. Bye.