sabato 31 agosto 2013

Dalla Sicilia all'Esselunga: La spesa del rientro...

Avrei potuto postare l'immagine di uno strabiliante panorama siculo ma poi mi avrebbe ghermito la malinconia, quindi ho deciso di  mettere la foto della prima spesa del rientro trasportata fino a casa al canto di « E parlar di surgelati rincasando senza guardar le vetrine che altrimenti Marco si incassa un po'....» sulle note di Perché no?

Uno dei miei manuali di scrittura creativa sostiene che osservando i carrelli della spesa altrui nei supermercati si possono intuire un sacco di cose sui consumi della gente, e quindi in definitiva sull'animo delle persone. Dimmi cosa compri e ti dirò di sei, incartamenti altro che cartomanti!
Una ragazza di origine asiatica in coda davanti a noi alla cassa avrà comprato una decina di noci di cocco e poco altro. Certo, la cocos nucifera è un ingrediente base della cucina orientale ma ricette di cocco con cocco accompagnate da fette cocco non ne conosco.
Noi abbiamo preso, tra le altre cose pollo, tortillas e salsa piccante per le faijtas.
Spero che dalla fotografia si evinca almeno che qui alla Scoreggia di Versailles si prova a mangiare se non sano almeno assennato.

Mi rendo conto che non sto scrivendo quello che avevo intenzione di annotare: avrei avuto  un sacco di cose da raccontare su Sicilia&Co - tipo lo strepitosissimo concerto di Max Gazzè (lunga vita al pop poetico!)  - ma il solo pensiero di metterle qui nero su bianco mi fa salire il magone; ripensare all'amico che ci aveva invitati per non sprecare il biglietto, dal momento che la tipa per cui  li aveva presi  gli ha  tirato buca,  che se ne stava un po' mogio sui gradoni del teatro greco di Taormina, mentre io e Marco che ci dimenavamo elettrizzati come due cavalette adrenaliniche... Ah, che ricordi, quanta nostalgia canaglia!

L'unica cosa che  devo  inevitabilmente segnalare (perché suppongo to be continued)  è che una decina di giorni fa, mentre ero garbatamente appollaiata sul divanetto di mia suocera, ho ricevuto una telefonata dalla mia amica Aga che mi ha invitata ufficialmente ad essere la sua testimone di nozze. Quindi nelle prossime settimane si andrà per atelier d'abiti da sposa: Randy Fenoli aiutaci tu!

venerdì 16 agosto 2013

Vacanze prepartenza con Marco, Jay, Silent Bob, Honorè e Stefan Zweig!

Festeggiamenti alternativi del dì di Ferragosto, giorno di Maria Assunta in cielo a tempo indeterminato, in sintesi:

- rigorosamente nella Scoreggia di Versailles sotto il getto d’aria del climatizzatore
pranzo con il gelato avanzato in vaschetta (la gelateria  è chiusa fino al 20 del mese)
in compagnia di Jay&Silent Bob… Fermate Hollywood! - coccole a Marcuggioso in crisi esistenzialcreativa
- ben due livelli di Candy Crush superati in un giorno
- Anobii aggiornato
- serata  sprofondata nella lettura del Balzac di Stefan Zweig

Sull’ultimo punto grande applauso alla Castelvecchi,  attendevo la ristampa di questo libro da almeno un paio d’anni. Curiosamente la casa editrice sembra essersi evoluta in sintonia ai miei interessi: ricordo che da ggiovane cercavo i suoi libri sulla controcultura punk e da qualche parte a casa dei miei dev'esserci ancora Allucinazioni. Esercizi di vertigine. Novanta porte della percezione senza passare dalla droga.
La biografia di Balzac è fenomenale: gran consumatore di caffè e ossessionato dalle revisioni delle sue bozze, scriveva di getto ma in fase di revisione ribaltava tutto, un pc gli avrebbe sicuramente fatto comodo. La sua capacità di resistenza e velocità nel produrre contenuti editoriali era incredibile, da fare invidia alle fabbriche cinesi clandestine: il Père Goriot è stato scritto in una quarantina di giorni e la prima parte delle Illusioni Perdute – che secondo me è il top – abbozzata in poche settimane per saldare un debito, uno dei tanti da cui si lasciava oberare in allegria.

Al confronto di tanta celerità creativa sento un bradipo-lumaca tartarugata  sono settimane che  sto ruminando un incipit (…mi stava venendo da scrivere intro!) ma non ho ancora buttato giù una riga.
Magari ci provo adesso.

«Non me ne frega un cazzo se abbiamo scopato. Prendi la tua roba vattene: sei licenziato».

Ecco, fiuu, l’ho trascritto. Poi domenica parto e quando rientro a Milano ci penso altre settimane e butterò giù qualche altra frase.
Facendo un paio di conti riga di Word ci stanno circa 90 caratteri e in una pagina ci stanno 36 righe. Se io scrivo una o due righe a settimana a meno di non contare su una longevità matusalemmica difficilmente riuscirò a chiudere un romanzo anche di sole 150 pagine.
Quindi, come insegnano gli economisti di questi tempi e il buon Honoré già negli anni Trenta di due secoli fa, la parola chiave è produttività.
Ma c’è una cosa che mi frena.
Dicono che in Italia pare che nessuno abbia il tempo di leggere perché sono tutti occupati a scrivere il loro romanzo nel cassetto; sono l’unica imbecille che quasi non scrive perché non ha abbastanza forza di volontà per rinunciare a qualche ora di lettura vorace?

domenica 11 agosto 2013

Hit hit urrà - A trent'anni dagli strepitosi '80!

Mark dark è in preda alla new wave e mentre scrivo – ascoltando i Matia Bazar – mi rendo conto di quanto siano derivativi i Baustelle. Sto anche rivalutando prepotentemente Valeria Rossi, come ha osservato qualcuno le droghe di cui dispone sono molto più potenti delle nostre. Certo i tormentoni musicali  perseguono delle vie misteriose e infinite, tipo Vamos a la playa, come ricostruisce questo articolo di Repubblica.
Scoprire che i Fratelli Righeira, non sono consanguinei mi turba e che il brano sia stato in origine un pezzo dark quasi mi sconvolge.
 È incredibile come la vita e l’industria musicale snaturino le cose.
Uno parte con delle convinzioni, delle idee e si ritrova ad avere degli atteggiamenti che non avrebbe mai immaginato.
Tipo l’espressione faccina di culo: «È un problema mio?» che sto imparando a usare nei rapporti con la ggente in modo sorprendentemente disinvolto.
Assisto a un drastico calo del mio livello di empatia e mi chiedo se sia un bene oppure no.
Cioè, sto iniziando a costruirci una diga intorno per tenerla sotto il livello di guardia.
Alla fatidica soglia dei trenta, mi sono accorta che non è sano ignorare sistematicamente le frecciatine e/o i colpi bassi altrui, né giustificare sistematicamente le loro scempiaggini comportamentali. É come andare in giro con un cartello “Fottetemi : )” appeso al collo.
Spero di non diventare mai  quel genere di individuo Tyrannosaurus rex che attacca per primo o ti fa capire di sentirsi più furba e in gamba, tre cazzi e mezzo sopra  di te.
Però mi sono arresa all’idea che uno anche se non è capace o non vuole partire all’attacco deve  però saper giocare in difesa, per forza: «Se tu provi a mettermelo nel culo ti faccio vedere che lo trasformo in un boomerang e te lo recapito proprio lì dove pensavi di metterlo a me» o almeno a snocciolare la teoria del karma alle Vittime della propria sconfinata sensibilità: «A ogni azione corrisponde a una reazione. Se il risultato è questo prova a farti un paio di domandine su come cazzo hai agito prima. Auguri!».
Intanto che digito queste cose continua a venirmi in mente una dichiarazione di Courtney Love: «Il cinismo è il male», che continuo a condividere al 100% - e mi chiedo se non cozzi con la mia forma mentis in fase di restyling -.

Magari uno inizia con le osservazioni che sto facendo io e poi si ritrova trasformato in un ibrido tra Adolf Hitler e Crudelia Demon. Aiuto!

sabato 3 agosto 2013

Aggiustatina al look: senza via di scalpo

Indiano metropolitano - attualmente gli invidio la sobrietà del look
La prossima volta prima di andare a dire a un parrucchiere «look  vistoso e eccentrico» e incoraggiarlo con «sentiti libero» e l’onnipresente (mannaggiamme) «vai sereno!» ricordatemi di tagliarmi la lingua altrimenti esco dal salone versione mutilata tricologica.
A mia discolpa posso però dire di aver richiesto un taglio a bassa manutenzione e mi è stato tuttavia via rifilato – per il mantenimento della piega  -  un condimento lu$$o per chiome a base di sale marino  che, se non mi faceva lo sconto, sforavo anzi sfondavo il budget mica da ridere.
Marcocuzzulo poi viene a recuperarmi e fa una faccia tipo la decapitazione ti avrebbe valorizzata di più e per un attimo temo che provveda lui stesso a attuare il restyling col coltellaccio da cucina, una volta rientrati a casa.
Vabbè, io son del parere che un parrucchiere col porto di forbici farà sempre quel cazzo che vuole, quindi tanto vale lasciarlo fare.
Che poi, con la fila chilometrica di gente più o meno capellona che si snodava in attesa, certo che uno si mette a tagliare in modalità René Ferretti.
E tu sei lì che aspetti e  sfogli il non plus glamour delle riviste che strabordano di pseudo/ para / semi / post  guru dello stile, persone che vedono gente e fanno cose e pensi che tu non fai né uno né l’altro, tanto meno permetterti i capi sartoriali immortalati nelle patinassimo pagine di pubblicità.
Allora, che fare?
«Massì, almeno un po’ di coolness nei capelli». Così indebolita e resa influenzabile dal proprio senso di anonimità, qualunquismo estetico e mediocrità stilistica una si lascia fare qualsiasi cosa, anzi istiga il parrucchiere a osare nella speranza di aggiudicarsi qualche punto personalità&figaggine da sfoggiare nel centro di Milano. Qualcuno (Marco) definisce il fenomeno crisi hipsterica, basta mettersi comodi, passarsi un dito nella cresta punk anni ’80  che incombe sulla sommità centrale della zucca e aspettare che si plachi.
Tanto tutto passa, e se agli uomini i capelli cadono alle donne ricrescono come alle lucertole rispunta sempre la coda mozzata. 

domenica 28 luglio 2013

Il Divino Romanzo, - L'apostolo - di Sholem Asch


 Per citare Carlo Coccioli: Di cosa può parlare un libro, se non di Dio?
Un po' come i Ray-Ban e la bandana e il golf anche Paolo di Tarso è considerato decisamente di destra, un personaggio un attimo ostico e spigoloso. Tuttavia  c'è un romanzo che ha pubblicato Castelvecchi da poco e che  illumina un'attimo meglio la sua figura un po' fosca e cupa.
Si intitola l'Apostolo e l'ha scritto un certo Sholem Ash, che dopo una ricerca online ho scoperto essere stato uno scrittore yiddish, molto famoso nella prima metà del secolo scorso.
(A questo punto s'impone una parentesi: come fanno certi romanzi così imponenti, ambiziosi e magnificamente scritti a cadere nel dimenticatoio fino a quando qualcuno non li ripubblica?)
.
Si tratta di un libro stupendo  e dovete assolutamente leggerlo, sia che amiate i romanzi storici, sia che siate credenti e praticanti e abbiate quindi una certa familiarità liturgica con le epistole del protagonista. Se poi siete entrambe le cose dovreste già stare correndo verso la libreria o la biblioteca a richiederlo.


É da quando ho memoria che sento leggere le sue Lettere dal pupito, ma questo romanzo mi ha catapultato con forza nella Gerusalemme dell'immediato d.C - post ascensione - aprendomi gli occhi su tutta una serie di questioni che non avevo mai considerato, grazie a quella che mi è sembrata una signora opera di contestualizzazione. Ad esempio, il rapporto tra Gesù e l'ebraismo: se Cristo completa la Legge, come può volere che i suoi precetti vengano ignorati?
Paolo  introduce un concetto molto di sinistra come quello dell'ecumenismo, per cui si batte con la forza missionaria di un profeta. Ecco, tra i grandi meriti del romanzo c'è anche quello di aiutare il lettore e/o cattolico contemporaneo a superare superficiali dicotomie tra Chiesa di destra e di Sinistra. L'unico rovello di Pietro, Paolo e tutti i primi discepoli è quello di interpretare correttamente gli insegnamenti del Signore e di agire in modo conforme alla sua volontà. Questa trepidazione e l'energia spirituale che anima le pagine fanno del libro una lettura preziosa confezionata in una prosa davvero lucente, c'è da fare tesoro di entrambe. Forse la mia esperienza delle Letture in chiesa non sarà più uguale:dalle Epistole è stata soffiata via un sacco di polvere.

domenica 14 luglio 2013

Parliamo di moto ( e non diquello astrale né su due ruote)



In un film, di alcuni anni fa Le chiavi di casa, quello ispirato a Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, c’è una scena che trovo super commovente: quella del ragazzino handicappato che gioca al Game Boy. Mi rievoca l’infanzia: quand’ero piccina e la mia mano destra era un po’ più collaborativa ricordo infinite partite al Nintendo 64 con mia sorella, e i crampi alle dita post gameover, devastanti, ma che non mi hanno fatto mai rinunciare a una giocata.
In cima alla hit parade dei miei rimpianti futili, insieme a un paio di scarpe lucide col tacco e una tote bag ci stanno XBox e Playstation.
Quindi, appena approdata nel luccicante lunapark dello smartphone (meglio noto come Google Play), sono stata risucchiata – oltre che dall’inevitabile Ruzzle anche nel vortice di Fruit Ninja. Ma proprio una cosa che chi non mi ha mai vista giocare non ha idea.
Giocare con una mano sola è faticoso (dal momento che non puoi tenere fermo il telefono devi  tenere il dito incollato allo schermo mentre il cell scivola in lungo e in largo sul tavolo) e richiede uno sforzo notevole al collo. Immaginatevi la sottoscritta che fa scorrere su è giù  l’indice sul monitor, con il collo proteso a mò di giraffa spastica in tensione e le pupille dilatate per la concentrazione.

Scene della vita domestica: Lo sciò e i record
Sto giocando, sento la chiava che gira nella toppa è Marcall center che rientra e mi saluta:
«Ciao Amore :D»
«’Ao… Azz m’è sfuggita la banana»
«Ma lo sai che oggi ho visto in piazza Duomo, un assembramento di olgettine che esibiva un allevamento di porci con le ali, in attesa di essere ricevuta dal Cardinal Scola che…»
«Mmm… interessante»
«E c’era Pisapia un attimo perplesso che si domandava se dopo la doggy bag  per le cacchine dei cani è il caso di suggerire la piggy bag, quando a un certo punto… »
«Scusa amore, ma non ti sto proprio seguendo, casso l’anguria!!!»
Marcoccola si china per abbracciarmi, e lo stringo facendo passare il cell sotto l’incavo del suo braccio. Lampo nel mio sguardo
«Combofruit da quattro!!!! Idolo, amore mi fai un applauso?»

 Mi rendo conto che affettare pere , manghi e angurie virtuali non è nemmeno un gioco vero e proprio, ma solo un passatempo, in certi momenti anche un po’ del cazzo. Sono eterodiretta da una specie di ipnotico incantesimo affetta banane. Perché in certi momenti, quando batto i miei record mi fa stare benissimo. Credo sia una cosa che abbia a che fare con le endorfine. 
Ieri mi è venuto in mente che forse potrei sentirmi altrettanto yeah praticando una qualche disciplina sportiva – un pensiero che non avevo mai formulato in vita mia . Da nevrotica pignola cronica quale sono l’idea di fare qualcosa di fisico come ci riesco – e cioè  a cazzo di cane spastico – fino ad ora mi ha dato ai nervi.
Quando qualche tempo fa Marcoach mi ha proposto di iscriverci alla piscina a casa l’ho mandato a sguazzare in una pozzanghera di mavaffa e levatelo dalla zucca sempre più stempiata.
Anche se rimango ferrea nel mio no al nuoto può darsi che a breve mi apra a nuove, dinamiche possibilità sportive…

Forse il cambiamento ha qualcosa a che vedere con il punto 14) dell’elenco stilato in questo post.
Ah, La grande crisi dei Ventinove
… Ma secondo voi che fa una spastica quasi trent’enne che non ha mai praticato altra disciplina che la corsa alle vetrine, il tuffo nella vaschetta di gelato o il sollevamento del libro, in cosa si butta? Darmi all’ippica come feci all’età di otto anni in città è un arduo: qualcuno ha consigli in merito?

sabato 6 luglio 2013

Raggi ultraviolenti: dolori che trafiggono il collo e un pizzico di sana (?) ispirazione



Dopo più di due anni,  mi rendo conto che in ambito creativo è tornato il sereno, anche se si sono scatenate cervicalgie devastanti.
In attesa di tempi migliori e meno dolenti, sto leggendo Il mestiere dello scrittore di John Gardner con la sensazione che sia il libro giusto al momento giusto.
Fa venir voglia di organizzare una seduta spiritica e evocare lo spirito dell’autore per farsi dare qualche buon consiglio extra e una pacca di incoraggiamento.

Qualche mese fa avevo scritto che mi era riaffiorata l’ispirazione, oggi sono abbastanza sicura di aver messo a fuoco il personaggio di cui mi piacerebbe raccontare, una persona secca e perfida, così cattiva che farebbe tremare come foglioline indifese la matrigna di Biancaneve  e l’orco di Pollicino. Una cattiva pura, una che se la strega di Hansel & Gretel ci mette troppo a far ingrassare il pupo o non rispetta gli obbiettivi mensili di selezione, cottura e messa in vendita sul mercato di carne umana fa in modo che la fiabesca megera si licenzi in tronco, senza star troppo a sindacare.
Ci sono persone che passano nel tritacarne il prossimo per frustrazione personale, per inconsapevolezza, perché credono che questo gli giovi in qualche modo nella carriera, in amore o nella vita; altri lo fanno perché credono di rafforzare l’indole della tenera vittima o perché proprio non se ne rendono conto.Ma pochi, pochissimi lo fanno animati da una sincera e genuina volontà di perseguire il MALE puro, consapevolmente votati alle Forze Oscure dell’entropia e dell’annientamento totale. Mi sorprende continuare a ruminare su questa questione al punto da intasarmi i neuroni.
Io, che qualche anno fa, avevo trascritto da un libro:

«Non ci sono zone d'ombra nella realtà: nessun cuore è impoetico e morto: se un grande scrittore penetra nell' animo più convenzionale, vi troverà tesori di freschezza, di allegria vitale, di estro, di fantasia, e finirà per innamorarsene come se stesse rappresentando il principe Andrej o Stravrogin» (P. Citati, Tolstoj)


Sarà  che sono una scrittrice piccina picciò ma negli anni ho iniziato a dubitare del fatto che nessun cuore è impoetico e morto: molti brulicano di strisciante meschineria, un po kitsch.  Qualcuno invece pulsa dell’oscura e purissima luce del male, o almeno ho iniziato a pensarla così, con tanti saluti al mio sincero cattobuonismo e all’indole da Polyanna appena un filo pulp.
Magari è una stronzata ( ricordati vecchia mia, ci vuole fiducia!) ma il tema mi sembra interessante e si merita – forse - la possibilità di un approfondimento un attimo più articolato. Che ci guidi e ci protegga  il Virgilio dei narratori insicuri nelle bolge dei ripensamenti e delle crisi di autostima.