«Mentre scrivo queste parole già rimpiango di averle scritte, perché ho paura che mi facciano sembrare più nevrotica di quanto non sono. Al tempo stesso, temo che mi facciano sembrare esattamente nevrotica come sono, e rimpiango di non averlo saputo nascondere meglio. Rimpiango in continuazione di rimpiangere le cose, perché potrei investire la mia immaginazione in scopi migliori. Non solo: rimpiango anche di sentirmi in dovere di parlare dei miei rimpianti, non soltanto in terapia ma a cena, al parco giochi, al telefono e sulla carta stampata.
In parte lo rimpiango perché sono fortemente consapevole di come vengono percepiti i miei rimpianti quando li esprimo. Ciò che desidero è esplorare a fondo universi paralleli e esiti alternativi possibili (...).
Credo in un certo senso di essere arrivata a a considerare il rimpianto come un gioco deduttivo che, pur non essendo quasi mai divertente, alla fine riuscirà a risolvere tutti i misteri della vita. Era questo il mio obiettivo? Avrei potuto prevedere un risultato del genere? Come sono arrivata fin qui? ».
Carina Chocano, Cos'è il rimpianto, su Internazionale n°1050; 9/15 maggio 2014
domenica 18 maggio 2014
domenica 11 maggio 2014
Qui la situazione peggiora
Sono un po' depressa e questo mi spaventa perché la depressione è uno dei sintomi di alcune forme di tumore. Litigo con Marco. Tipo che ieri fa mi fa: «Eh, perché sul blog dovresti essere più spontanea, meno ironica scrivevi cose bellissime all'inizio...».
(All'inizio, ovvero 10 anni fa).
E adesso mi spunta alle spalle, legge prima la frase di questo post e si incazza.
Al che non mi resta che fargli notare «Scusa, ma me l'hai detto tu di scrivere quello che sento, senza preoccuparmi di chi legge». E io a volte sento delle fitte in un punto preciso della pancia - a sinistra - e ho paura che sia il pancreas. Ho così paura che non sono andata nemmeno su Google a cercare se il pancreas è a destra o a sinistra. Mi sto proprio cagando in mano e anche a proposito della defecazione ci sono un paio di cose che mi preoccupano. Quando qualche mese fa ho parlato col medico mi ha detto di non preoccuparmi. Ma - come sapete se mi leggete da un po' - io non riesco a non preoccuparmi.
Sempre ieri mattina, per distrarmi dai miei affanni mi sono messa a leggere E così vorresti fare lo scrittore? di Charles Bukowski e solo aprendolo ho scoperto che si tratta di un libro di poesie. Tipo:
Il modo migliore per creare arte è
bruciare e distruggere concetti comuni e sostituirli
con nuove verità che scendono
dalla testa
ed escono dal cuore.
Sarebbe banale e inesatto dire che a me le verità scendono dal naso e escono dal culo. Io le verità le vorrei cercare in una bella ecografia e in una coprocultura. Non ce la faccio più. Mi chiedo se esista a qui in giro un gruppo di auto-aiuto tipo Fight club: «Tu non sei il tuo reflusso gastroesofageo del cazzo!» Continua a venirmi in mente un capitolo di l'Ultima favola russa in cui c'è quella descrizione del tumore che cresce dentro uno dei personaggi a sua insaputa. Ripensando anche a quello che è successo qualche settimana fa, credo che sia arrivato il momento di fare qualcosa, ma non so cosa.
Idee?
O in alternativa gradite un bel bicchiere di succhi gastrici?
(All'inizio, ovvero 10 anni fa).
E adesso mi spunta alle spalle, legge prima la frase di questo post e si incazza.
Al che non mi resta che fargli notare «Scusa, ma me l'hai detto tu di scrivere quello che sento, senza preoccuparmi di chi legge». E io a volte sento delle fitte in un punto preciso della pancia - a sinistra - e ho paura che sia il pancreas. Ho così paura che non sono andata nemmeno su Google a cercare se il pancreas è a destra o a sinistra. Mi sto proprio cagando in mano e anche a proposito della defecazione ci sono un paio di cose che mi preoccupano. Quando qualche mese fa ho parlato col medico mi ha detto di non preoccuparmi. Ma - come sapete se mi leggete da un po' - io non riesco a non preoccuparmi.
Sempre ieri mattina, per distrarmi dai miei affanni mi sono messa a leggere E così vorresti fare lo scrittore? di Charles Bukowski e solo aprendolo ho scoperto che si tratta di un libro di poesie. Tipo:
Il modo migliore per creare arte è
bruciare e distruggere concetti comuni e sostituirli
con nuove verità che scendono
dalla testa
ed escono dal cuore.
Sarebbe banale e inesatto dire che a me le verità scendono dal naso e escono dal culo. Io le verità le vorrei cercare in una bella ecografia e in una coprocultura. Non ce la faccio più. Mi chiedo se esista a qui in giro un gruppo di auto-aiuto tipo Fight club: «Tu non sei il tuo reflusso gastroesofageo del cazzo!» Continua a venirmi in mente un capitolo di l'Ultima favola russa in cui c'è quella descrizione del tumore che cresce dentro uno dei personaggi a sua insaputa. Ripensando anche a quello che è successo qualche settimana fa, credo che sia arrivato il momento di fare qualcosa, ma non so cosa.
Idee?
O in alternativa gradite un bel bicchiere di succhi gastrici?
venerdì 2 maggio 2014
Dio di illusioni di Donna Tartt ovvero l'invidia del peana?
Sto leggendo Dio di Illusioni di Donna Tartt. Sì, lo so che avevo stroncato la seconda parte de Il Cardellino, ma la sua prosa mi è sembrata comunque magnifica, e poi ha vinto il Pulitzer. Quindi ho deciso di darle un'altra possibilità. Ora che ho quasi finito anche questo romanzo mi domando perché i giovanissimi protagonisti dei suoi libri sono sempre alcolisti o fattoni. Non tossici da strada, tutti ragazzini altoborghesi o almeno di classe media ma con una disinvoltura verso gli alcolici e le droghe che mi ha lasciato un filo perplessa.
In Dio di illusioni i personaggi non fanno in tempo a farsi passare la sbornia che sono tutti di nuovo ubriaco e ogni pagina è avvolta da quell'incertezza tremula da quarto o quinto bicchiere. Poi, nello specifico di Dio di illusioni, i sei protagonisti sono una specie di isolata confraternita fissata col greco e affascinata dal loro seducente docente. Tipo che chiacchierano in greco antico!
Mi ricordo che in quarta o quinta ginnasio ogn tanto mi sono chiesta anch'io come sarebbero suonati certe canzoni di Ligabue o dei Nirvana tradotte nella lingua di Omero ma non è che la cosa si sia spinta più in là di un paio di versi.
Come ne Il Cardellino l'ossessione per la cultura del vecchio continente è incarnata dal dipinto di Carel Fabritius, in Dio di illusioni tutto ruota intorno a Dioniso e alla sua lingua, venerata in modo ossessivo, quasi malsano. C'è un qualcosa di febbrile nelle pagine che mi ha ricordato Delitto e castigo (che è pure citato, ma senza menzionare la fonte, ovvero il povero, vecchio Dostoevskij).
Sembra quasi che la Tartt e i suoi personaggi siano rosi da una specie di invidia del peana, tipo Europeo è bello, Americano fa schifo. Ma faccio ancora fatica a metterne a fuoco il motivo. Strano che a volte i romanzi che consideriamo imperfetti ci ossessionino di più di quelli che schiaffiamo direttamente nell'empireo dei capolavori.
In Dio di illusioni i personaggi non fanno in tempo a farsi passare la sbornia che sono tutti di nuovo ubriaco e ogni pagina è avvolta da quell'incertezza tremula da quarto o quinto bicchiere. Poi, nello specifico di Dio di illusioni, i sei protagonisti sono una specie di isolata confraternita fissata col greco e affascinata dal loro seducente docente. Tipo che chiacchierano in greco antico!
Mi ricordo che in quarta o quinta ginnasio ogn tanto mi sono chiesta anch'io come sarebbero suonati certe canzoni di Ligabue o dei Nirvana tradotte nella lingua di Omero ma non è che la cosa si sia spinta più in là di un paio di versi.
Come ne Il Cardellino l'ossessione per la cultura del vecchio continente è incarnata dal dipinto di Carel Fabritius, in Dio di illusioni tutto ruota intorno a Dioniso e alla sua lingua, venerata in modo ossessivo, quasi malsano. C'è un qualcosa di febbrile nelle pagine che mi ha ricordato Delitto e castigo (che è pure citato, ma senza menzionare la fonte, ovvero il povero, vecchio Dostoevskij).
Sembra quasi che la Tartt e i suoi personaggi siano rosi da una specie di invidia del peana, tipo Europeo è bello, Americano fa schifo. Ma faccio ancora fatica a metterne a fuoco il motivo. Strano che a volte i romanzi che consideriamo imperfetti ci ossessionino di più di quelli che schiaffiamo direttamente nell'empireo dei capolavori.
domenica 27 aprile 2014
Compatitemi e passatemi un Lines!
L'ipocondria è quel fenomeno per cui una donna di trent'anni va a fare la pipì, ci vede del sangue e pensa : «Cazzo, ho un'emorragia interna!». Alla fine, si messi l'assorbente e il sipario calò sulla vicenda, ma non prima di aver fatto un'opportuna googlata sangue nelle urine. Fu l'occasione per scoprire il nome medico del fenomeno, che è ematuria: splendido e imponente, se mai un giorno avrò una gatta rossa, la chiamerò così. Per ora di rosso c'è solo la mia, di micetta sanguinante. E mi chiedo se mestruazioni e una lesione interna si possono verificare in contemporanea.
lunedì 21 aprile 2014
Attacchi di panico? Leggete 'Ci rivediamo lassù'!
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| Un tempo mia madre me lo somministrava con l'imbuto |
Chiedermi:«... Ma come fai a vivere così?» è una domanda che tormenta anche me, dal momento che me lo chiedo pure io almeno ogni venti secondi.
In questi giorni l'unico rimedio che ha funzionato è stata l'omeopatia letteraria. Infatti Ci rivediamo lassù di Pierre Lemaitre prima ancora che un grande romanzo è stato l'incontro con mio fratello Albert Maillard. Ritenuto inetto dalla madre, esitante impiegato di patologicamente insicuro, tremante, irresoluto il libro si apre con un capitolo che fa rizzare i capelli in testa - che non vi svelo - vi dico solo che, arrivata in fondo, boccheggiavo.
Cosa c'è di peggio per una persona con i nervi a fior di pelle che ritrovarsi coinvolta in quella guerra di logoramento che è stato il primo conflitto mondiale? In realtà le trincee occupano solo una piccola parte del romanzo: il bello viene dopo, nella fase post bellica.
Cosa c'è di peggio per una persona con i nervi a fior di pelle che ritrovarsi coinvolta in quella guerra di logoramento che è stato il primo conflitto mondiale? In realtà le trincee occupano solo una piccola parte del romanzo: il bello viene dopo, nella fase post bellica.
L'autore è stato bravissimo a infilare Albert in una serie di situazioni che fanno pensare alla legge di Murphy, sempre impressa nella mente di noi angosciati cronici ovvero Se qualcosa può andare male lo farà. L'incontro con Edouard, l'altro protagonista del libro, trascina Albert in un vortice di fatti e misfatti che sono il peggior incubo di una persona agitata perenne : dalla falsificazione di documenti alla truffa.... Bellissimi passaggi in cui gli sfilano davanti le possibili, catastrofiche conseguenze delle sue azioni: sarà che le ho apprezzate così tanto perché anch'io sono una grandissima regista di film mentali.
E poi c'è lo sguardo quasi clinico di Lemaitre verso la fisicità dell'ansioso: il sudore, il sobbalzare al minimo rumore, l'aria che non arriva ai polmoni...
Non ho mai letto nessuna descrizione così vera dei miei disturbi.
Non ho mai letto nessuna descrizione così vera dei miei disturbi.
Il finale della vicenda, poi, è un capolavoro di ironia.
Magari con queste righe vi ho dissuaso dalla lettura, ma non era mia intenzione ( ecco l'ansia che entra in campo!). Guardate che i recensori hanno davvero ragione quando scrivono che è una superlativa storia di amicizia. Fidatevi di loro, non di me che tanto non sono neanche una critica letteraria vera: di vero ho solo le pare.
domenica 13 aprile 2014
Bambini nel quadro di Alain Korkos ovvero la miglior pausa dalle proprie ansie
Leggete qui cosa ha detto uno dei miei contatti Facebook a Papa Francesco. La ammiro. Io non avrei più l'audacia per un gesto del genere. Mi basta salire sulle scale mobili e pensare che forse sto ostruendo lo scorrere dei pendolari per rattrappirmi dentro.
Dentro di me c'è una voce che continua a sussurrarmi: « Sei una cacchina, diarreina, sterchina, scoreggina....» e così via di sinonimo in sinonimo escrementizio. Il senso di inadeguatezza non chiude mai il cesso la bocca e... dov'è lo sciacquone? Sono pochi i momenti in cui non la sento, tipo quando sto con Marconsolazione o quando leggo qualcosa di bello.
Per fortuna esistono libri come Bambini nel quadro che leggerli è come sentire l'entusiasmo citofonarti a casa. La cosa figa di questo volume è l'approccio entusiasta e frizzante con cui i testi incoraggiano l'occhio all'esplorazione del quadro.
Sì dico spesso, come tutti, che mi piace l'arte, vado a vedere i musei e le mostre, quando capita, ho dato i miei bravi esami di storia dell'arte, mi piace leggere le biografie dei pittori e guardare Philippe Daverio alla televisione, seguire la pagina Se i quadri potessero parlare, ma quanto a lungo lo sguardo si sofferma su una singola opera? Pochissimo, l'attenzione balza subito dal testo al contesto, senza dare mai troppa retta al quadro in sè; In una mostra, lo sguardo gioca a saltare la corda coi dipinti senza mai darsi un attimo per riprendere fiato. E me ne accorgo solo adesso, a trent'anni, leggendo questo effervescente, incalzante libro per bambini. I suoi testi, pieni di domande e risposte sono una manina che indica l'opera d'arte, ti conducono in una passeggiata visiva che svela non solo la storia del quadro, ma spesso anche la storia nel quadro. Mi sono accorta che il libro segue la prima regola della scrittura per i social network: Fai domande. Se susciti curiosità la gente vorrà sapere come va a finire.
A me questa intuizione della dimensione narrativa della pittura mi ha fatto strippare come un pacchetto di M&M'S. E da brava ingorda dal momento che l'ho finito preso, ieri sono schizzata a prendermi pure Entrate nel quadro, l'altro libro di Alain Korkos edito in Italia. Almeno il senso di inadeguatezza che mi perseguita sta zitto e assorto nella lettura per un po'.
sabato 5 aprile 2014
Clicca sull'immagine e trova le differenze
Ho ricevuto una mail dalla Alberto Peruzzo Editore che mi ha invitato a cliccare mi piace sulla pagina Facebook della sua nuova rivista. Immediatamente ho associato l'immagine della copertina a quella de Il mio Papa, il fresco settimanale Mondadori dedicata al pontefice.
Non toccato con mano né tantomeno sfogliato nessuno dei due giornali quindi può darsi che si tratti di ottimi magazine, traboccanti di notizie e approfondimenti interessantissimi come l'engagement dei visitatori sui social network (immagine a sinistra) o ricche riflessioni sulla spiritualità, dal momento che siamo anche in Quaresima (immagine a destra).
Eppure amici, per qualche misterioso motivo, che affonda le radici nel mio inconscio, non ho resistito alla diabolica tentazione di accostare le copertine. Cliccateci sopra: riuscite a trovare le differenze oltre a quella che ho trovato io: rossetto Vs zucchetto?
Non toccato con mano né tantomeno sfogliato nessuno dei due giornali quindi può darsi che si tratti di ottimi magazine, traboccanti di notizie e approfondimenti interessantissimi come l'engagement dei visitatori sui social network (immagine a sinistra) o ricche riflessioni sulla spiritualità, dal momento che siamo anche in Quaresima (immagine a destra).
Eppure amici, per qualche misterioso motivo, che affonda le radici nel mio inconscio, non ho resistito alla diabolica tentazione di accostare le copertine. Cliccateci sopra: riuscite a trovare le differenze oltre a quella che ho trovato io: rossetto Vs zucchetto?
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